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1 agosto 2006

Verso la prima rappresentazione

Drama in fieriRicominciare lunedì dopo un riposante weekend che non ci ha riposato affatto è duro. La mattina presto, mentre i giovani volontari mantengono le posizioni, avvinti ai loro materassi, noi vecchi rispondiamo signorsì al canto del gallo elettronico e ci mettiamo in marcia presto. La discesa in Focsani si fa a bordo di mezzi nuovi. Proviamo l'ebbrezza del passaggio in autostop. Qui si fa di costume. Diciamo che si tratta di taxisti irregolari che spendono il loro mezzo per traghettare i passanti da un capo all'altro della piana rumena. A parte l'ebbrezza della velocità spinta, perlopiù a bordo di Dacia in condizioni folcloristiche, il costo è lo stesso del bus e il rapporto con la fauna locale più diretto. Il migliore resta per ora un fan di Elvis.

Col gruppo di Focsani siamo passati alla composizione vera e propria. La mattina di lunedì passa veloce, coi due gruppi in ricerca separata. Va composta fisicamente e spazialmente la struttura della rappresentazione e poi approfonditi i percorsi comuni. Tutto gira attorno ad un conflitto iniziale. Ogni personaggio, nel momento che entra nell'azione, apporta un contributo che modifica le dinamiche avviate e si fa portatore di nuove istanze che approfondiscono il tema. L'ultimo atto della mattina è vedere finalmente l'improvvisazione sul canovaccio preparato. Mentre lavorano, le nostre allieve, ci regalano pillole di verità, rubate al loro vissuto reale, raccontando molto di più di quello che le stesse hanno fatto mentre sedevamo intorno al tavolo.

Pomeriggio siesta. Bisogno di un po' di respiro per rimettere i pensieri a posto. Ci confrontiamo tra di noi sui percorsi seguiti fino ad ora e sull'eventuale modifica degli obiettivi iniziali. Siamo molto contenti della risposta che abbiamo ottenuto in questi giorni. Aggiustiamo il tiro su alcune cose, The happiness cornerpoi ci dedichiamo all'approccio coi bimbi. Non tanto come animazione, ma come preparazione all'incontro che giovedì avranno col gruppo di Focsani. C'è poi da decidere quando fare la performance col fuoco e come coinvolgere i nanetti in un altro laboratorio. Tutto ciò si svolge, nuovamente, al "Happiness Corner". Niente Ursus, passiamo alla Timosoarea, un filo più forte. Al tavolo tondo, l'unico, che sta fuori dal bar ci riuniamo io, Filippo, Alessandro ed uno degli avventori del locale, attentissimo nel seguire tutto quello che diciamo, senza capirci nulla. In più alla fine se ne va tutto contento.

Martedì mattina è il giorno delle rappresentazioni interne. Prima un gruppo, quello di Filippo, e dopo la pausa il mio. Chi non gioca siede e osserva. Allo stop della scena cominciamo il confronto sui contenuti. Le allieve non sono intimidite, ma non tutto vedono. Va bene così. Le seguiamo nei loro ragionamenti in rumeno. L'idioma comincia ad entrare nell'orecchio. Ci dicono che cosa hanno visto e ci indicano le forze e le debolezze di ogni passaggio. Il clima è di famiglia. Non sembra affatto il gruppo del primo giorno. Tutte partecipano, pure quelle che all'inizio erano intimorite dalle più anziane. Peccato una sola voce maschile, ma che in fase di commento si fa sentire, soprattutto in difesa dell'unico personaggio maschile (fatto, peraltro, da una donna). Buona l'immedesimazione. Visto con un altro occhio, ci siamo goduti uno spaccato abbastanza forte, della realtà rumena nascosta dietro i muri delle case. Un po' come essere invitati a cena e frugare, non visti, nei cassetti del comò.

Oggi pomeriggio torniamo a lavorare coi bimbi. Siamo dell'idea di far fare loro un percorso teatrale. Due giorni di lavoro e micro spettacolo. Saggiamo la risposta e vediamo. Fuori intanto i volontari si impegnano in nuove costruzioni, giusto per giustificare l'impegno dedicato al campo erigendo nuovi obelischi, dal delicato equilibrio.
Elvis the driver
The happiness corner men
Drama in act
Drama in act
The worker's work
 
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